BIOGRAFIA ARTISTICA

Ne risulta una figura artistica nuova, dell’origine più nobile e antica, perché il suo lavoro non si limita alla produzione di opere d’arte personali, cresciute nella solitudine dell’io, su cavalletto e su tela secondo la storia dell’arte attuale, tanto meno attraverso la selezione sistema del mercato attuale e moderno, come fanno milioni di artisti recenti e attuali. Essendo nata all’arte nella logica familiare, e per tempo attraverso la collaborazione con il Padre, che a un certo punto ha trovato di evolvere e sviluppare il proprio lavoro artistico nella pratica della committenza religiosa e ecclesiastica, che, come già nella storia dell’arte italiana medievale e rinascimentale, e fino a tutto il Settecento, ha continuato a cercare la collaborazione di artisti capaci di lavorare secondo le tecniche dell’artisticità complementare di epoche che qui e là sono ancora cercate in tanti altri momenti nuovi.
Il Padre, è stata una figura d’artista importante, molto nota e stimata non solo nel Veneto, per la qualità della raffinatezza nella pittura e la complessità nel pensiero artistico contemporaneo, che ha saputo riportare nella formazione delle vetrate e nell’uso artistico del vetro, la cui prestigiosa materia era ed è ancora una necessità per il mondo artistico religioso.
La Figlia – lei stessa – ricorda come il periodo prestigioso vissuto nell’apprendistato con il Padre, è stato il suo primo incantamento con l’arte, quando peraltro entra nell’estetica del vetro e nel vivo di veri e propri rapporti di lavoro. La geometria calcolante e la varietà dei giochi di luce e di colore accendono la fantasia e l’emozione creativa. Il VETRO diventa presto il materiale artistico preferito, non solo per la familiarità dell’uso e la valenza della sua attitudine industriale, ma ormai soprattutto per quegli effetti vistosi della sublimità policroma del gioco strutturato. Ma l’effetto è anche nella misura di una crescita artistica e intellettuale della giovanissima Simonetta, dato che il VETRO come materiale di costruzione e di proiezione estetica si stampa nella mentalità stessa della giovanissima artista. Si forma in questo precocissimo prologo artistico soprattutto il carattere e la personalità, sul modello paterno e già attraverso la sperimentazione dei rapporti di lavoro, apprendendo altresì il senso di responsabilità e l’orientamento all’arte come lavoro e come pratica artigianale, secondo le tipiche personalità strutturate alle relazioni di lavoro. Simonetta in effetti non ha nulla degli artisti attuali di genere, impostata com’è secondo gli artisti di una volta, quelli che fin da ragazzi venivano addestrati alla serietà e alla severità dei rapporti sociali. Fa impressione a chi – come me – è abituato a esperienze artistiche in genere del tutto aleatorie, e pertanto prive di strutturazioni e di mentalità ordinate e morali. Gli artisti oggigiorno vivono di infatuazioni ma pure di altrettanti fallimenti. S’inventano storie e racconti biografici tendenti soprattutto a sedurre, e invece di puntare alle opere creative si danno a operazioni di propaganda, a vere e proprie forme pubblicitarie, secondo un linguaggio tanto sofisticato quanto isterico che in realtà non riesce né a promuovere e tanto meno a convincere. Questa è invece una storia artistica carica di valori morali e simbolici, secondo una forte strutturazione familiare, che se per caso veniste a conoscere da vicino la personalità di Simonetta, a farvi raccontare vicende e rapporti di lavoro, oltre ad avvertire in lei una donna molto seria, avreste la sensazione di trovarvi di fronte a voi un’artista di una forte personalità sconcertante, per intelligenza e una maturità di pensiero.
Accade, se l’immaginario, il simbolico e il reale si aprono secondo l’idealismo e l’onnipotenza paterna, accade se è il padre che detta la legge per la soggettivazione della vita, più ancora per la soggettivazione al linguaggio, nonché nell’atto d’ingresso in un sistema di funzioni e di valori che le preesiste. E se la via maestra è ancora quella del desiderio orientativo, che il tramite paterno libera dalla ossessione narcisistica e porta invece al desiderio della soggettività etica e responsabile, e dentro l’attivazione di una critica radicale al primato solipsistico dell’io.
Simonetta sa realizzare i suoi manufatti artistici con una maturità estetica che si spiega solo con lo statuto di figlia d’arte, il padre che si spiega solo con lo statuto biografico di figlia d’arte, il padre Angiolo è stato un artista che ha operato negli anni che vanno dal Cinquanta agli anni Novanta. Artista d’avanguardia ha praticato soprattutto il genere dell’Astrazione, discepolo di Virgilio Guidi, all’origine del suo pensiero artistico c’è il genio di Giorgio Morandi, a più da vicino la lezione astratta di Santomaso e Vedova, che nella loro memoria più muta e più lontana velavano e rivelavano la tradizione più italiana che era stata saldamente fondata da un padre nobile dell’estetica figurativa come Giotto, artista di spazi, luci e temi, di cui si preoccuperanno questi nostri maestri della modernità.
Cresce incantata alle realizzazioni del padre, per cui nell’azione artistica che sta portando avanti già da alcuni anni, l’ispirazione è quella stessa del padre e di quei padri dell’astrattismo italiano che hanno nella loro ricerca fondata un certo costruttivismo della forma di vocazione spaziale, luminosa e tematica.
L’insistenza della iconografia a larga foglia e quella della luminosità di una luce strutturante costituiscono il materiale figurativo e luministico con il quale l’artista organizza ogni suo intervento: probabilmente anche più caratterizzato da una spazialità ancora più estesa e distesa, e ciò perché le singole strutture tendono a dimensioni più figurative, la cui distinzione iconografica tende a realizzare di per sé delle forme tematiche.
Non per nulla la storia artistica di Simonetta si sviluppa presto su temi più propriamente raffigurativi, con la propensione addirittura al ritratto, nel quale si muove a propria agio portando a compimento non solo forme più tipologicamente figurative, ma più creativamente a pervenire al genere di forme della auto-somiglianza.
Jaques Lacan organizza la psichicità creativa e artisticamente orientata in tre mondi di frequentazione possibile, l’immaginario, il simbolico e il reale, lei li attraversa tutti e tre, non mostrando alcuna difficoltà di arrivare al reale, che anzi proprio nel reale mostra addirittura una sorta di vocazione narrativa, perché è nella ritrattistica che sa arrivare alla percezione di una singolare soggettività.
Tanta ampiezza tematica probabilmente le risulta necessaria e comunque inevitabile vista la doppia condizione continuamente variabile della committenza e del luogo di intervento, variabilità dettata dall’uso del materiale artistico: con il VETRO, trova un materiale di vocazione industriale, di per sé costruttivo, e di difficile manipolazione, dato che è sottoposto a cottura e ad altri accorgimenti.
Le è vietato sbagliare, razionale e meditativo dev’essere il gesto e il portamento creativo sempre sottoposto alla committenza, ma non sempre facilita l’operazione dell’artista, che anzi ne intralcia spesso l’interazione.
Ormai ha la saggezza costruita sulla misurata caratterialità del padre, non solo naturalmente riservato, ma professionalmente avveduto e attento, e comunque costantemente nella ricerca – diceva – di uno stato meditativo attivo.
Fatto proprio il mestiere del PADRE, specialmente negli anni Settanta e Ottanta, Simonetta è già artista impegnata a realizzare vetrate artistiche in numerosi luoghi italiani e all’estero.